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    Apr 29, 2008


    Calmucchia, il delirio del presidente-scacchista

    ELISTA
    Il piccolo aereo sorvola a lungo la steppa prima di atterrare, senza che all’orizzonte si manifesti l’ombra di una presenza umana. L’unica pista è mal spazzata e gli impiegati battono i denti nell’edificio non riscaldato. Eppure è l’aeroporto internazionale di Elista, voluto dal presidente calmucco Kirsan Iliumjinov, l’uomo che governa questa piccola repubblica grande quanto il Belgio, incastrata fra il turbolento Caucaso e la città di Volgograd, l’ex Stalingrado. Le rovine industriali abbondano lungo la strada che porta a Elista, la capitale di questa repubblica che fa parte della Federazione russa. «Dall’arrivo di Iliumjinov al potere non c’è più una sola officina che funzioni - si arrabbia Pavel, taxista quarantenne -. Guardi questo montacarichi per il grano, guardi quell’edificio, tutto è morto».

    A Elista la via Lenin offre uno spettacolo più allegro e, soprattutto, sorprendente: piccoli chioschi a forma di pagoda vendono incensini e ritratti del Dalai Lama, e un Buddha giallo troneggia ai margini di un parco. Sulla piazza principale un «kürde», un mulino da preghiera buddhista, ha detronizzato Lenin, che comunque si è avuto cura di spostare qualche decina di metri più in là.

    La Calmucchia è una eccentricità culturale: scacciati dal Turkestan dall’imperatore cinese nel XVII secolo, i pastori calmucchi sono di origine e di lingua mongola e di religione buddhista. Dopo aver vagato attraverso l’Asia centrale, hanno raggiunto le steppe del basso Volga e lì si sono installati, guadagnandosi il nome «kalmic», che in mongolo significa «coloro che sono rimasti». Annessi dalla Russia zarista, deportati nel 1943 da Stalin e dopo 13 anni autorizzati a tornare, i calmucchi oggi costituiscono la metà dei 300 mila abitanti della loro repubblica. Gli altri sono russi.

    Tra Lenin e il kürde s’innalza l’orrenda Casa Bianca, nel più puro stile sovietico, sede del potere calmucco e del giovane presidente Kirsan Iliumjinov, un personaggio singolare: eletto nel 1993 con un programma di rivitalizzazione della cultura calmucca e la promessa di dare «un cellulare a ogni pastore», quest’uomo d’affari di 45 anni dal 1997 è anche il presidente della Federazione internazionale degli scacchi, la sua grande passione. Sostiene di essere stato rapito dagli extraterrestri e di governare il Paese grazie a un campo extrasensoriale che lo proteggerebbe.

    Sin dal suo arrivo al potere trasforma il Paese in zona offshore con la benedizione di Mosca. Gli oligarchi dell’era Eltsin utilizzano Elista come buca delle lettere per le loro imprese. Non investono un solo copeco ma ungono bene il clan Iliumjinov. Lì ha origine la ricchezza del presidente, che la utilizza per progetti faraonici.

    «Ai tempi sovietici c’erano una quindicina di fabbriche. Oggi: zero», conferma Grigori Goriaev, ex consigliere del presidente per le questioni culturali, oggi suo fiero avversario. «Con i suoi progetti insensati ha rovinato la Calmucchia - rincara il giornalista Valeri Badmaev -. Voleva costruire un cosmodromo, dei teatri di posa per il cinema, un porto sul Caspio... ma finora abbiamo visto solo Chess City».

    La Città degli Scacchi è il fiore all’occhiello di questo strano presidente. Una garitta segna l’inizio di un quartiere nuovo di zecca, disseminato di piccole statue che raffigurano i pezzi della scacchiera. Decine di case dall’apparenza lussuosa, dominate dal Palazzo degli Scacchi. Ma le strade sono deserte come la steppa, che comincia qualche centinaio di metri più in là. Una delle case, graziosamente offerta dal presidente, apparteneva al defunto campione del mondo di scacchi Bobby Fischer. «Non ci ha mai abitato - ridacchia il custode -. E poi queste case sono di cattiva qualità, il suolo è friabile, sono già piene di crepe. Ci abita qualche uomo d’affari, che per lo più è a Mosca». Chess City, voluta da Iliumjinov per le Olimpiadi di scacchi del 1998, è stata realizzata di gran fretta. «Quell’evento è stato il culmine della megalomania del presidente - spiega Goriaev -. Il 1998 era stato consacrato “anno dell’allevamento”, l’unica risorsa ancora disponibile in Calmucchia. Mancando però i fondi per le Olimpiadi, il governo, che è il principale esportatore di carne della repubblica, ha promesso agli allevatori un premio ogni chilo di carne. Risultato: i capi di bestiame sono passati da tre milioni a 300 mila!». Il ministro dell’agricoltura replica: «E’ falso! Chi lo dice è un nemico del popolo. Per 300 mila abitanti abbiamo più di 2 milioni di montoni».

    Fuori dalla Casa Bianca è difficile trovare dei partigiani del presidente. La paga media è inferiore ai cento dollari al mese, gli impieghi sono rari. Per le strade di Elista si vedono pochi uomini tra i 20 e i 40 anni: l’esodo è imponente. Ma questo presidente che viaggia in Rolls Royce non ama le critiche e gode da sempre del sostegno di Putin. Dal 2004 i dirigenti delle repubbliche non sono più eletti ma nominati dal Cremlino. Eccolo dunque libero dal voto popolare. Dal Dalai Lama al colonnello Gheddafi, la sua rubrica telefonica è stupefacente. Ma dopo aver passato i primi dieci anni di presidenza a girare il mondo, ora vuole ridorare la sua immagine, mettendo l’accento sugli aspetti religiosi e culturali del popolo calmucco. Si dice ateo e non parla il calmucco, ma ha decretato il 2008 Anno della lingua calmucca - che solo il 5 per cento della popolazione padroneggia. Incapace di resistere a un progetto grandioso, ha fatto uscire dalla terra il più grande tempio buddhista d’Europa - 64 metri di altezza - al prezzo di venti milioni di euro. Il futuro del presidente è senza nubi. Quello della Calmucchia invece è più incerto: esangue, colpita da un esodo forte, priva di risorse, sembra avere ben poche carte da giocare. Dice mestamente Goriaev: «Non riesco a immaginare come questo popolo potrebbe sopravvivere ad altri quindici anni di Iliumjinov».

    Da LASTAMPA.IT



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