Si sfati il mito per cui il gioco degli scacchi debba avere a che fare con studi matematici. E si abbandoni l´idea di un gioco solitario. «È solo questione di logica e curiosità, la matematica non c´entra nulla». Pierluigi Piscopo lo sostiene con fermezza e la sicurezza di chi a poco più di vent´anni ha ricevuto il riconoscimento di maestro internazionale: il secondo nella scala dei titoli. Classe 1983, nato a Copertino, Pierluigi studia relazioni internazionali all´Università Federico II di Napoli e fa parte dei circa 400 tesserati appartenenti alla sezione pugliese della Federazione scacchistica italiana. Come molti di loro, racconta di una «passione nata per caso» e cresciuta fino ad arrivare ai livelli agonistici.
«Un giorno poco più di dieci anni fa passeggiando in paese con mia sorella mi sono trovato a passare da un circolo scacchistico e lì così è nato tutto», racconta. Ci sono state allora le Olimpiadi giovanili in Montenegro nel 1996, i Campionati under 20, tre finali nazionali e nel 2006 le Olimpiadi di scacchi a Torino, pochi mesi dopo i Giochi olimpici invernali. «Trovarsi in un contesto internazionale di quel livello è stata un´esperienza forte che ha arricchito me e la mia squadra. Qualcosa di unico che ha messo insieme oltre cinquemila partecipanti e che mi ha permesso di entrare in contatto con giocatori di tutto il mondo. Gli allenamenti intensi sono legati alle fasi di torneo. Per il resto «giocare a scacchi è come leggere il giornale: sono un momento di relax dallo studio e dagli impegni di tutti i giorni».
Nell´esperienza di Piscopo sono stati fondamentali i maestri che hanno scoperto il suo talento. Tra loro c´è stato Giorgio Sansonetti, dell´Accademia scacchistica salentina di Pisignano. «È uno dei maggiori centri in Puglia», spiega Gigi Troso, tarantino, vicepresidente della Federazione scacchistica italiana. «Rispetto a regioni come la Lombardia o l´Emilia Romagna, la nostra è più giovane. Qui manca nella maggior parte dei casi l´approccio professionistico, per quanto comunque esistano realtà in forte crescita come l´Accademia scacchistica barese, quella di Taranto e l´associazione di Barletta».
Troso spiega che proprio Barletta rappresenta un´eccezione: «È l´unico caso in cui il lavoro degli insegnanti è una professione a tutti gli effetti e non una forma di volontariato». In questo senso l´impegno dei docenti dell´associazione barlettana è rivolto soprattutto alle scuole e agli studenti più giovani. Numerosi sono i progetti proposti con e per loro. I ragazzi vengono seguiti a partire dalle elementari e fino alle superiori e coinvolti in tornei in ambito sia regionale sia nazionale. L´anno scorso le squadre della scuola San Domenico Savio e della Girondi hanno vinto il titolo nazionale, confermando soprattutto le buone capacità delle donne.
Il dato curioso è che a Barletta fra gli scacchisti la percentuale delle ragazze che praticano il gioco oscilla tra il 35 e il 40 per cento, laddove la media nazionale è del 20. E mentre Martina Franca si prepara a ospitare per la seconda volta, l´anno prossimo, la finale dei Campionati nazionali (quelli che l´estate scorsa hanno assegnato il titolo al tredicenne prodigio di origini lucane Fabiano Caruana), Troso annuncia che entro l´inizio dell´estate in Puglia sarà aperta una scuola d´alto livello. «Per far si che la tensione al professionismo cominci a tradursi in qualcosa di operativo».