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    Jan 18, 2008


    MORTO BOBBY FISHER

    REYKJAVIK (Islanda) - Il campione di scacchi Bobby Fischer è morto giovedì in Islanda, a Reykjavik, all'età di 64 anni. Era nato a Chicago nel 1943 ed era l'unico scacchista statunitense di nascita ad aver mai vinto il titolo di campione del mondo.

    MATCH DEL SECOLO - Fischer conquistò il titolo nel campionato del mondo che si è disputato dall' 11 luglio al 3 settembre 1972, proprio a Reykjavik, battendo il sovietico Boris Spassky in quello che è considerato il «match del secolo». Perse poi il titolo per essersi rifiutato di difendere la corona nell'aprile del 1975 contro il sovietico Anatoli Karpov, incorrendo nella squalifica della Federazione internazionale degli scacchi.


    PROPAGANDA - Lo scontro con Spassky passò alla storia non solo perché fu una pietra miliare per il gioco degli scacchi: in quegli anni di guerra fredda la vittoria di un campione americano (la prima in oltre un secolo) su un russo ebbe una portata straordinaria per la propaganda antisovietica. Fischer inevitabilmente divenne un'icona del conflitto con i russi, ma volle sottrarsi alle pressioni politiche subito dopo la conquista del titolo, ritirandosi di fatto dalle competizioni. Geniale quanto eccentrico e irrequieto, il campionissimo divenne così un acceso critico del suo stesso Paese, dal quale finì per venirne esiliato. Da due anni era cittadino islandese, dopo aver rinunciato alla cittadinanza americana ed essere rimasto per alcuni mesi in stato di fermo in Giappone, dove le autorità gli contestavano il possesso di un passaporto americano non valido.

    RICERCATO IN PATRIA - La decisione di non fare più ritorno negli Stati Uniti era stata inevitabile: Fischer era ricercato negli Stati Unitiper aver disputato la rivincita con Spassky nel 1992 in Jugoslavia (a Sveti Stefan, in Montenegro, e a Belgrado) malgrado le sanzioni internazionali contro il regime di Slobodan Milosevic. Durante la presentazione del match contro Spassky, Fischer sputò su un documento del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che gli proibiva di giocare nel paese balcanico. Fischer (che dall'incontro ricavò, a quanto pare, 3 milioni di dollari) venne così incriminato e venne emesso un mandato di cattura per il suo arresto. Da allora non è più tornato negli Stati Uniti, dove avrebbe rischaito fino a 10 anni di carcere.

    LE PEREGRINAZIONI - All'indomani della rivincita con Spassky, l'americano fece perdere le sue tracce e iniziò a peregrinare per tutto il mondo. Nel 1999 rilasciò un intervista telefonica a una radio ungherese che ben presto degenerò in una violenta e per molti versi folle invettiva, nella quale Fischer sosteneva di essere vittima di una cospirazione giudaica. La radio fu costretta a chiudere il collegamento per arginare il fiumne in piena delle parole del campione. Sorte analoga ebbe un collegamento con un'emittente di Manila, nelle Filippine. Alla fine si convinse a chiedere asilo politico in Islanda, paese che gli era molto caro, non fosse altro che lì aveva conquistato il titolo mondiale.

    11 SETTEMBRE - L'odio verso di Bobby Fischer verso gli Stati Uniti toccò l'apice all'indomani dell'attacco alle Torri gemelle, l'11 settembre del 2001, quando l'ex simbolo della guerra fredda ebbe parole sprezzanti e si augurò che l'impero venisse «spazzato via» dai terroristi.

    GIAPPONE - Fischer torna d'attualità a luglio 2004. Arrestato all'aeroporto di Tokyo per "passaporto irregolare". Viene messo in carcere. Spassky, l'avversario che non l'ha mai abbandonato, fa un appello a Bush: "Presidente sono colpevole con lui per quella partita in Jugoslavia. Metteteci in cella insieme e dateci una scacchiera". Preghiera inascoltata. L'amministrazione Usa, forse, aveva studiato bene la frase di Spassky su Fischer: "Quando giochi con Bobby il problema non è vincere o perdere, ma sopravvivere". Gli Stati Uniti, dopo nove mesi di carecre, lasciano che prenda il passaporto islanedese e si nasconda a Reykiavik. L'unico posto in cui Fischer abbia mai vinto davvero.

    LA MALATTIA - Già nello scorso novembre Fischer - che divenne campione americano a 14 anni e il più giovane «grande maestro» di tutti i tempi, ad appena 15 anni - era stato ricoverato in un ospedale di Reykjavik per una insufficienza renale. Durante il ricovero aveva rifutato di essere sottoposto a cure. Per ora non si conoscono le ragioni della morte di quello che, per qualcuno, è stato il più grande scacchista di sempre.

    da CORRIERE.IT

    ADDIO BOBBY





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