16.12.2006 - 20:05
MOSCA - L'ideatore della "marcia di chi non è d'accordo", che oggi ha portato in piazza oltre 4000 persone contro Putin, è l'ex campione di scacchi Garry Kasparov, leader del Fronte Unito civile. La sua partita per raccogliere i pezzi di un'opposizione quanto mai eterogenea e litigiosa, non rappresentata in Parlamento e senza tribune televisive, è cominciata forse oggi, ad un anno dalle prossime legislative e a 15 mesi dalle presidenziali.
Prima mossa questa manifestazione tutto sommato riuscita, nonostante intimidazioni, divieti e una cinquantina di fermi in una capitale blindata.
Le due aree della dimostrazione, piazza Triunfalnaia e piazza Teatralnaia (scelta dai veterocomunisti di Viktor Ampilov per la statua di Marx), erano state militarizzate fin dal mattino: 8.500 uomini tra poliziotti e agenti antisommossa (Omon), decine di cani, un elicottero in volo a bassa quota, anche per disturbare i comizi, e centinaia di mezzi (camion, bus, spazzaneve) lungo il marciapiede della centralissima via Tverskaia con un gigantesco cordone di sicurezza per evitare che i manifestanti trasformassero il raduno in un corteo, vietato nei giorni scorsi dal governo di Mosca per non paralizzare il traffico cittadino.
Ma Kasparov, i cui uffici sono stati anche perquisiti all'inizio della settimana dall'Fsb, aveva risposto con una mossa a sorpresa: due raduni in due orari diversi, per trasformare lo spostamento dei manifestanti dall'uno all'altro in una marcia. Le autorità hanno però giocato d'attacco, muovendo tutte le loro pedine per impedire ai dimostranti un eventuale passaggio dal marciapiede alla sede stradale. E, stando agli organizzatori, non si sono risparmiate intimidazioni ai simpatizzanti di altre città perché non raggiungessero la capitale.
Un dispiegamento di forze e mezzi che rivela forse anche la debolezza delle autorità: "Sapevamo che il potere è corrotto e che ci mentiva. Oggi sappiamo anche che il potere ha paura", ha osservato Kasparov, accolto dagli applausi quando è salito sul palco, sotto il monumento a Maiakovski. Accanto a lui i leader degli altri sei partiti che hanno aderito alla protesta, tutti raccolti sotto l'ombrello di "Un'altra Russia". Tra loro anche l'ex premier Mikhail Kasyanov (Unione popolar-Democratica) e Eduard Limonov (nazional-bolscevichi).
In un mare di bandiere colorate, i manifestanti hanno gridato slogan come "La Russia senza Putin", "no allo Stato di polizia", "no alla guerra in Cecenia". Alcuni esibivano le foto di Anna Politkovskaia, la giornalista russa uccisa in ottobre sotto casa a Mosca.
Kasparov ha tentato anche un'altra mossa da vero scacchista, prendendo in contropiede la polizia, quando ha chiesto ai partecipanti di spostarsi, anziché in Teatralnaia, dove nel frattempo si erano radunate solo 200 persone, alla stazione Bielorussia. Ma la loro marcia si è sciolta quasi subito con l'arrivo degli agenti, che hanno fermato una quarantina di attivisti bolscevichi. In precedenza erano stati fermati sette attivisti della organizzazione "Giovane Russia", saliti sul tetto di un edificio di piazza Triunfalnaia con uno striscione recante la scritta "Salutiamo la marcia delle prostitute che vanno con gli stranieri". Una mossa chiaramente provocatoria.