Lucio Mauro Campione Italiano Seniores

 

Chi non ricorda l’aneddoto dell’ambasciatore persiano che giunse in Egitto portando in dono il gioco degli scacchi? Il compenso richiesto dall’ambasciatore fu di un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, e così via, con progressione continua al raddoppio per ogni casella successiva. Il faraone sorrise dinanzi alla stravagante richiesta, ma solo con ritardo comprese che la richiesta era inesaudibile perché corrispondeva alla produzione di grano di tutta la Terra per numerosi millenni a venire!
Quest’aneddoto sintetizza efficacemente il mistero che da sempre avvolge gli scacchi. Un mistero che tuttora i più sofisticati computer e motori informatici non sono riusciti a svelare completamente. Quando ci arriveranno, sarà probabilmente il momento in cui si allargherà la scacchiera di un paio di caselle, portandola a 10×10 con l’aggiunta di quattro pezzi per giocatore, assicurando così qualche altro secolo di gioco prima che nuovi cervelli elettronici risolvano il nuovo mistero.
Oggi, ci sono tuttavia due modi di giocare a scacchi: a tavolino (gioco reale, o dal vivo) e a distanza (gioco per corrispondenza, o su server dedicati). Mi avvicinai relativamente presto agli scacchi dal vivo. Mio Padre era una mente brillantissima, e da lui imparai ne imparai i rudimenti quando avevo dieci o quindici anni. Giusto i rudimenti, fino al giorno in cui, dopo che mio Padre mancò (avevo solo 24 anni), scoprii qualcosa che mi rimase per sempre nella mente. Durante la guerra, rimase prigioniero per due anni in Polonia. In prigionia, scrisse due volumi fitti fitti di studi scacchistici, dedicati principalmente alle aperture. Li conservo ancora da qualche parte.
Ripresi quindi a giocare a tavolino, tornei sporadici solo tra Napoli e provincia, sia individuali che a squadre, e nel corso degli anni ottenni qualche risultato di pregio, raggiungendo la 2a categoria nazionale. Ma il lavoro era tiranno, e non mi concedeva il tempo di dedicarmi con assiduità, per cui abbandonai il gioco a tavolino, dedicandomi al gioco per corrispondenza. Era il 1980, periodo epico di “cartoline scacchistiche”: si scriveva una mossa, la si inviava e si aspettavano giorni, settimane e talvolta mesi (la trasmissione era tragica soprattutto con i Paesi dell’Est europeo e di oltreoceano) per ricevere la risposta.
Non c’erano ancora motori scacchistici, e pian piano s’introdusse il gioco per e-mail, con il vantaggio di velocizzare enormemente i tempi ma con il difetto di favorire qualche scorrettezza virtuale.
Da una decina di anni, infine, anche il gioco via e-mail è stato soppiantato dal gioco sul server. I vantaggi sono immensi: il server conserva la posizione raggiunta ed i tempi impiegati, esimendo il giocatore dal fastidio di dover riprodurre la posizione dopo ogni mossa. Esistono soprattutto due federazioni che offrono questa grande opportunità: l’ICCF (che è l’equivalente della FIDE, indice i campionati mondiali ed europei e riconosce i campionati nazionali indetti dalle singole federazioni – ha inoltre un punteggio ELO molto simile a quello FIDE) e l’IECG (che indice altri tornei indipendenti, è meno autorevole ma ha il grande vantaggio di essere completamente gratuita).
Dopo vari successi intermedi, la mia carriera scacchistica ha raggiunto l’apice nel 2001, con il conseguimento della promozione a Maestro Internazionale per corrispondenza. Tuttavia, al titolo raggiunto è corrisposto un declino progressivo dai 2420 punti ELO fino ai 2150 del 2013. Ciò a causa soprattutto del lavoro da dirigente bancario che mi ha sottratto grandissime energie psicofisiche. Ma anche il declino ha avuto il suo arresto quando a fine 2013, raggiunta la pensione, ho potuto dedicarmi nuovamente con concentrazione al gioco, riprendendo progressivamente quota fino a sfiorare i 2400 ELO attuali.
Molte volte mi chiedono: che gusto c’è a giocare per corrispondenza? Manca il pathos, manca l’ansia, hai il sostegno dei computer, eccetera. Non è vero: il pathos c’è egualmente, quando ti rendi conto che una partita è ad una svolta cruciale ed aspetti con ansia la risposta dell’avversario. Non sono infrequenti partite con combinazioni degne di José Capablanca o di Mikhail Tal.
In quanto al computer, c’è sicuramente un fondo di verità. Io stesso ricorro massicciamente all’uso del computer, ma lo ritengo necessario principalmente per entrare nel mediogioco dopo un’apertura impeccabile. E questo è possibile solo avendo a disposizione un grande database di partite importanti dei più grandi giocatori sia a tavolino che per corrispondenza, e tenendolo costantemente aggiornato con le nuove partite. E non nego di ricorrere anche ai motori scacchistici semplicemente per evitare di cadere in banali sviste che comprometterebbero giorni e giorni di lavoro. Per il resto, preferisco perdere anche tre ore per analizzare una posizione in tutte le sue possibili sfumature. Nessun computer è ancora in grado di sostituire la mente umana per due motivi: 1) ha la tecnica ma non ha l’anima; 2) perde un’enormità di tempo inutile analizzando anche varianti che qualsiasi principiante non prenderebbe in considerazione.
Ormai da molti anni, partecipo a tutti i campionati esistenti: assoluti mondiali, europei ed italiani, e (purtroppo) seniores dal 2014, dopo aver tagliato il traguardo dei 60 anni.
La mia prima partecipazione al Campionato Italiano Seniores mi ha visto chiudere al 2° posto con 6,5 punti su 8. Ma alla seconda ho centrato la vittoria con 9,5 punti su 12 (7 vittorie e 5 patte), diventando il 30° campione italiano di categoria. Una soddisfazione che credo di aver meritato dopo quasi 40 anni di gioco assiduo ed ininterrotto. Ma non intendo fermarmi, ed infatti sono in semifinale nel Campionato Mondiale Veterani, in due Campionati Europei e ad un passo da quella del Campionato Mondiale.
Vi propongo ora non solo le mie 12 partite del Campionato Seniores (mi permetto di raccomandarvi, se ne avete voglia, la partita Mauro-Bigando per l’interessante finale dalla 30a mossa in avanti), ma anche tre partite spettacolari: Garofalo-Mauro, giocata ben 35 anni fa durante il memorial Mario Amato (che potrebbe ben figurare al fianco di tante partite storiche); Mauro-Zei, giocata nel 1998 nel 12° Campionato Italiano Magistrale (che ha avuto l’onore di comparire sull’Informatore n° 72 nella stessa pagina in cui c’erano due partite di altrettanti mostri sacri: Kasparov e Anand); e infine Mauro-Cavalcanti, giocata nel 2016 nella semifinale del 69° Campionato Italiano Assoluto (è interessante per l’incredibile capovolgimento che ha visto il nero soccombere tragicamente dopo aver avuto a lungo in pugno la partita).
Spero di non aver tediato nessuno per questa mia “piccola” fatica.

Lucio Mauro

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