La Bibbia, Napoli e Filosofia di Carlo Castrogiovanni

CARLO MASTROGIOVANNI

Presentazione di Roberto Cerrato
“Carlo Castrogiovanni, amico di vecchia data e scacchista napoletano di lungo corso, ha di recente pubblicato un bel romanzo, deliziosamente sospeso tra ironia e verità filosofiche, tra invenzione romanzesca e ricordi di gioventù.
In uno dei passi più divertenti del libro, il protagonista fa una visita al circolo di scacchi di Napoli di cui troverete uno stralcio nell’immagine allegata.”
Chi volesse maggiori ragguagli può contattare l’Autore all’indirizzo kasgio@libero.it.
Roberto Cerrato

 

Presentazione di Achille Della Ragione
“La Bibbia, Napoli e filosofia” di Carlo Castrogiovanni
Continuamente ricevo libri da autori novelli che vogliono un parere o, i più audaci, una recensione. Purtroppo dovrei passare gran parte del mio tempo a leggere libri autobiografici che spesso non hanno alcun valore letterario per cui, anche se imbarazzato, sono costretto a dire di no.
Credevo fosse un caso simile il libro scritto da Carlo Castrogiovanni, un mio amico al quale non potevo rifiutarmi, ma dopo aver letto le prime pagine della sua “La Bibbia, Napoli e filosofia” mi sono dovuto ricredere, perché  i capitoli sgorgano impetuosi come un fiume in piena ed appassionano il lettore, il quale brucia il libro tutto di un fiato.
Il protagonista della narrazione è Napoli, ma soprattutto i Napoletani, gente antica che accoppia saggezza e senso dell’umorismo in maniera sorprendente.Un miscuglio d’avvenimenti tra la Napoli antica e quella piccolo borghese. I personaggi s’intrecciano tra storie tragiche e avvenimenti ilari, con un’umanità che alle volte si tinge d’egoismo ed altre di appassionata solidarietà. I sentimenti s’inseguono vorticosamente per l’affermazione di verità, tutte diverse e tutte piene di ragioni. Alcune volte si trasgredisce seguendo un credo non conosciuto e dall’apparenza ambiguo. Alla fine di un anno e mezzo ci sono mille cose da raccontare!
Fabrizio Pietra, in una delle mille viuzze prospicienti Via Toledo s’imbatte nel filosofo semianalfabeta don Peppino, libero di gestire le proprie giornate perché pre-pensionato a seguito di un grave infortunio. Alcuni abitanti del quartiere Montecalvario, anche loro semianalfabeti, nel tempo libero, seguono don Peppino per imparare le sue massime, tutte dal sapore di verità, ma dette con un linguaggio originale tipico di chi esprime un sentimento vero con gravi errori di stile e di grammatica.
Fabrizio, figlio di un ambiente piccolo borghese teso sempre al conseguimento di stabilità e di prestigio, appare a madre, sorelle e fidanzata, come ancora acerbo e impreparato nel percorrere l’unica strada utile che quell’ambiente consente. Due mondi diversi, ostili e diffidenti tra loro, s’incontrano per la prima volta e scoprono di avere un’umanità comune che può collaborare nel percorso di una strada ignota ma avvincente. Gli avvenimenti non tardano a presentarsi.
Subito rimbalza agli occhi l’immagine di una bella Napoli, credo la vera Napoli, molto diversa da quella dei mass media. Essa viene rappresentata in due ambienti tipici della sua realtà: quella dei vicoli e quella piccolo borghese.
In quella dei vicoli, ancora oggi simile a quella raccontata da Eduardo e da Totò, l’esuberanza tipica degli abitanti nel produrre problematiche di ogni genere, fa da cornice al protagonista, don Peppino, che benché semianalfabeta, vive l’ambizione di meditare sui misteri della vita e sul come e perché dei fatti.
In quella piccola borghese, Fabrizio Pietra rifiuta la strada della stabilità e del prestigio, comune a familiari e fidanzata, anche lui per cercare… di capire.
Il racconto disegna sul filo dell’ironia come l’aspirazione di tanti vivaci personaggi produca fatti tragici e comici.
Detto della trama, resta il merito del romanzo di riuscire a coinvolgere emotivamente il lettore. Credo che ciò venga favorito oltre che dal linguaggio semplice ed immediato del racconto, da un aspetto che per la prima volta trovo in un romanzo: Carlo Castrogiovanni scrive due racconti in uno. Infatti il protagonista Fabrizio appare continuamente nelle due versioni di ragazzo inadeguato all’ambiente piccolo borghese e subito dopo, nell’ambiente di don Peppino diviene eroe, protagonista, e punto di riferimento di tutti gli “aficionados”.
Vorrei sottolineare, come ciò, il narrare due racconti  in un unico contesto, rappresenti oltre ad uno stile originale anche una novità assoluta.
Questo nuovo stile produce un aspetto pirandelliano al racconto poiché il protagonista Fabrizio vive inconsapevolmente due personaggi che continuamente si scambiano i panni, ruoli e problematiche.
E’ un libro che incontrerà, ne siamo certi, un grande successo e sarà sicuramente seguito da altri, perché l’autore mette in mostra uno stile ed una fantasia che gli permetteranno di scrivere altre storie in grado di interessare un pubblico anche dal palato raffinato.
Achille Della Ragione

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